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pazienti in attesa

News

Lotta all’HIV e alle malattie della povertà a Djougou, Bénin

Sta progredendo speditamente la costruzione di un Ospedale a Djougou, distretto di Donga, nella Repubblica del Benin. I Camilliani si trovano nel Bénin da 40 anni. Oltre 70 giovani sono diventati Religiosi Camilliani: diversi sono infermieri, tecnici e medici, altri sono preparati nelle discipline teologiche e di amministrazione sanitaria. La maggior parte della popolazione, lo sviluppo e la ricchezza si trovano nel Sud del paese. Anche i Camilliani hanno sviluppato le loro attività non lontano da Cotonou, per la facilità delle comunicazioni, e a Ouidah, la città famosa per la deportazione degli schiavi. Un altro gruppo di camilliani provenienti dalla Francia ha sviluppato le attività socio sanitarie nella parte centrale del paese, vicino Abomey, l’antica sede del regno. Il Nord del paese è più povero e con popolazione in prevalenza animista e musulmana, anche se con un buon numero di cristiani. La situazione sanitaria è piuttosto deficitaria, affidata a un ospedale dei Cavalieri di Malta. I Camilliani sono andati a Djougou quattro anni fa, dietro invito del Vescovo, e hanno cominciato le attività ambulatoriali in una piccola casa messa a disposizione dal Vescovopazienti in attesa. Nel 2009, viste le necessità, SeS ha avviato la costruzione di nuovo ospedale, grazie al contributo del Ministero degli Affari Esteri Italiano. Alla fine di questo anno l’ospedale sarà finito. Si tratta di un edificio a piano terra che comprende: 50 pl.,ambulatori, DH, laboratorio analisi, farmacia e amministrazione. Il piano superiore verrà costruito in un secondo tempo con l’ampliamento delle attività. Naturalmente anche questo ospedale deve essere completamente arredato. Siamo certi che, anche in questa nuova impresa, tutti gli amici ci daranno un decisivo aiuto.

Salute e Sviluppo. Africa: Attività di sensibilizzazione e lotta all’Hiv a Karungu

Oggi anniversario della morte di San Camillo. Dopo una vita consacrata al servizio del prossimo, il 14 luglio 1614 Camillo muore nella Casa Madre “S. Maria Maddalena” a Roma.

“Ad un certo momento tutti, adulti e vecchi, si trasformavano in bambini,
non c’era solo uno spettacolo ma era la gente assiepata
che diventava essa stessa uno spettacolo,
la savana diventava un cinematografo
e lo schermo si confondeva con il cielo africano.”
Mia Couto – scrittore mozambicano 

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Pubblichiamo un articolo di Angela S. Zanella nel quale viene descritta l’attività di “CinemArena” che “…  è una carovana itinerante che porta il cinema italiano e internazionale in regioni marginali, nei villaggi e nelle oasi, dove malattia e indigenza caratterizzano la vita delle popolazioni… “. Una iniziativa straordinaria attraverso la quale si porta un poco di sollievo a popoli sofferenti.  E’un lavoro che integra quello che  i Camilliani stanno facendo da venti anni in quella zona. Dove arriva la cultura e l’amore per il prossimo arriva anche la speranza. Ernesta Adele Marando

CINEMARENA: LET YOUR WORDS PROVOKE AN ACTION

di Angela S. Zanella – Capo progetto per Salute e Sviluppo  Karungu, Kenya

Si legge nel sito della Cooperazione Italiana: “CinemArena” è una carovana itinerante che porta il cinema italiano e internazionale in regioni marginali, nei villaggi e nelle oasi, dove malattia e indigenza caratterizzano la vita delle popolazioni.

Nato […] in Mozambico, il progetto CinemArena ha l’obiettivo di comunicare alle comunità più disagiate dei diversi paesi che attraversa campagne sociali importanti, partendo dalle emozioni e dai sentimenti che il cinema sa risvegliare, […] un linguaggio per immagini, nuovo per i beneficiari ma immediato e capace di superare le diversità linguistiche. […]

Il cinema in piazza è un’esperienza indimenticabile per chi non ha mai avuto la possibilità di vedere un film: la magia di una proiezione sotto le stelle, la savana e il deserto che diventano sala cinematografica, lo schermo che si confonde con il cielo africano. […]

Non c’è solo svago, ma riflessione ed impegno: le proiezioni sono precedute da brevi cortometraggi educativi, o da brevi spettacoli teatrali che sono veicolo di campagne sociali e sanitarie.”
Dopo il Mozambico, CinemArena è sbarcato in Kenya. Karibuni!

La prima campagna è in corso d’opera nella provincia di Nyanza e la tematica scelta non poteva essere che l’HIV/AIDS. Partita da Ahero, vicino a Kisumu, il 20 giugno 2010, la carovana di CinemArena è arrivata a Karungu domenica scorsa e in questi giorni si sposta di villaggio in villaggio per sensibilizzare la popolazione sulla pandemia: hanno già visitato Nyamanga, Otati e Luanda; sono in programma Wath Onger e Nyatike, prima di proseguire verso Migori e rientrare quindi a Nairobi.

Il primo giorno la troupe si reca nel posto scelto per intervistare le autorità locali, gli operatori sanitari e la gente; il giorno successivo ci sono le proiezioni dei filmati realizzai, uniti ad alcuni video sulla prevenzione dell’HIV/AIDS e associati a film, cartoni animati o alle partite di calcio della Coppa del Mondo.

Sori è stata scelta come località per la finale giocata ieri sera, che ha visto la Spagna trionfare contro l’Olanda. Ma lo spettacolo è cominciato già nel pomeriggio, con una partita di calcio giocata senza troppi fasti sul campo di terra battuta dietro al mercato del villaggio, mentre la troupe montava le attrezzature. Un gruppo di giovani ha poi portato in scena una breve rappresentazione teatrale sul tema. Nel frattempo Maurice, Ely e Lillian, consulenti VCT del St. Camillus M. Hospital, offrivano informazioni sull’HIV/AIDS e testavano chi voleva conoscere il proprio stato.

Al calar del sole, sono cominciate le proiezioni con i filmati realizzati nei giorni precedenti. A poco a poco la folla diventava sempre più numerosa, in attesa del grande evento: la finale. Era una notte nero pece, quella di ieri sera. Con poche stelle e niente luna. Andando in paese abbiamo incontrato molte persone che si avviavano a piedi, qualcuno portandosi la sedia da casa. Il campo tra il mercato e la posta era colmo di gente con gli occhi fissi sullo schermo: donne, uomini e bambini, tutti insieme per vedere qualcosa di assolutamente nuovo a Sori. Il villaggio era deserto, solo un paio di bar sono riusciti a trattenere un drappello di fedelissimi che hanno scelto di guardare la partita stipati nel caldo del locale davanti ad un televisore mignon. Tra il primo e il secondo tempo, CinemArena ho mostrato un altro filmato girato tra i pescatori e la comunità di Sori. E poi, via di nuovo con la partita. Fino al goal della vittoria.

Complimenti alla Spagna e ai nuovi campioni del mondo. Ma soprattutto, complimenti a Isabella, Laura, Simone, Bilal, Kelvin, Tim, Calypso e Philip per l’ottimo lavoro, e per aver portato il cinema qui, nel profondo bush. Asante sana!

eventi_sfondo13Angela S. Zanella

http://angikarungu.blogspot.com/2010/07/cinemarena-let-your-words-provoke.html

 

Appello ai Medici: diamo un poco del nostro tempo, del nostro sapere e del nostro amore a chi ha bisogno di aiuto

A quanto possiamo discernere, l’unico scopo dell’esistenza umana è di accendere una luce nell’oscurità del mero essere. (C.G.Jung)

Cari Colleghi,
molti di noi abbiamo scelto di fare i medici per servire il prossimo che soffre e ha bisogno di aiuto. I nostri sacrifici sono stati e sono tanti per fare bene il nostro lavoro, la nostra missione. Ogni giorno.  Spesso ci concentriamo talmente tanto nel nostro quotidiano che ci sfugge quanto altro al Mondo potremmo ancora fare per migliorare le condizioni di vita di molti nostri fratelli. Tanto daremmo a loro quanto tanto riceveremmo da loro.
Credo che bisognerebbe dare un senso profondo alla nostra vita e dedicare un poco del nostro tempo a chi soffre è un dono grandissimo che per primo arricchisce noi. Noi conosciamo un’arte, la medicina, che è così difficile da imparare e praticare. Un bene immenso. Un’arte, una professione che non può mai andare in pensione. Muore con noi. E’ “Noi”.

Da molti anni io mi dedico volontariamente alla cooperazione umanitaria internazionale con i Paesi in via di sviluppo. Per brevi periodi lascio famiglia e lavoro e mi dedico a capire e a curare i poveri esseri che conoscono la vera miseria e la vera malattia. Trovo comunità eccezionali per la loro umanità e solidarietà. Situazioni in cui si crea uno spirito di gruppo e di famiglia che ti fa sentire veramente utile e amato. Rispettato. Ritorno con il cuore pieno di gratitudine verso queste Persone che sono andata ad aiutare e  loro hanno aiutato me.  Bambini che ti guardano con occhi pieni di riconoscenza e di amore. Riscopro la bellezza dell’essere. Del dare quello che si ha. Scopro la vacuità dell’apparire. L’insensatezza ad accumulare beni perdendo di vista il bene più prezioso. La capacità di dare che ti da una pienezza interiore  e ti ripaga di tanti sacrifici e anche pericoli.
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Io vi chiedo, cari colleghi medici e anche infermieri che insieme a noi fianco a fianco affrontate ogni giorno la malattia e  la morte, di essere anche voi messaggeri di salute e speranza. Date un poco del vostro tempo per curare chi altrimenti sarebbe incurabile. Ci sono delle normative regionali che regolamentano le richieste di cooperazione. Non tutte le Regioni che io sappia hanno però emanato questa direttiva. Bisogna informarsi presso la Regione di appartenenza il proprio impiego. La Regione Lazio da la possibilità ai lavoratori dipendenti di potere  chiedere aspettativa per Cooperazione umanitaria avvalendosi dell’art. 71 della Legge 2/04. Pertanto se lavorate in strutture pubbliche ospedaliere nella Regione Lazio  potete chiedere fino a trenta giorni l’anno di aspettativa retribuita per “Cooperazione con i Paesi in via di sviluppo” art. 71 della L.R. 2/04. Per i dipendenti comunali i giorni di aspettativa retribuita sono addirittura sessanta. Non c’è bisogno di alcuna autorizzazione “superiore”. Basta la richiesta del dipendente da inoltrare per la deliberazione all’Ufficio del Personale. Con un preavviso anche di poche settimane.
I periodi si possono anche frammentare. Ma è preferibile utilizzare tutto il periodo in una volta sola. Le destinazioni sono lontane, i viaggi lunghi e ci vuole del tempo per ambientarsi ed entrare in sintonia con i popoli cui si va incontro.ande-bambini-insert
Per chi è in pensione quale migliore occasione per “ritornare  a vivere e ad operare”? Io trovo triste girovagare per il mondo solo per svago. Per fare passare il tempo. Aspettando cosa?  Si ritorna a casa più vuoti e stanchi che mai. Ancora più angosciante è ingannare il tempo in serate mondane chic tra tricche e ballacche.  Si può mediare, fare un po’ e un po’. Vita mondana e vita missionaria. Non si chiede di essere santi e martiri. Però possiamo fare tante buone piccole cose che insieme possono cambiare il destino del Mondo. E migliorare noi. Renderci più consapevoli. Più comprensivi.
Io credo che bisogna  trovare un senso alla propria vita aiutando chi è nato e vive in posti desolati e senza risorse. Meno fortunato di noi. Credo che bisogna aiutarli ad aiutarsi. Non vogliamo dare loro elemosine, non sarebbe dignitoso prima di tutto per noi. Aiutiamoli a trovare dentro di loro e fuori, nel loro ambiente, le risorse per vivere.
La cooperazione volontaria di noi medici e di tutti quelli che operano nel settore Salute  con una ONG come “Salute e Sviluppo” con finalità umanitarie potrebbe essere una occasione per valorizzare tutta la nostra esperienza professionale.
Mi rivolgo ai medici e agli infermieri che vogliono partire come volontari nel mondo con la ONG – onlus dei Camilliani “ Salute e Sviluppo”.

Ernesta Adele Marando

www.ernestamarandomedico.it

Inaugurazione dei reparti dell’ospedale di Karungu

Vorrei presentare ai lettori l’inaugurazione  del progetto dell’ospedale di Karungu che finalmente ha avuto il suo battesimo.  E’ un progetto triennale, iniziato il 1 dicembre 2007 e finirà il 30 novembre 2010.  Il 21 maggio 2010 sono stati inaugurati i due reparto con i rispettivi servizi.

L’importanza del progetto è dovuto alla complessità della concephoca_thumb_l_inaugurazione1zione. Non si tratta, quindi, solo di una costruzione, certamente molto importante, ma delle diverse attività previste, non solo all’interno dell’ospedale ma specialmente sul territorio. Per quanto riguarda la costruzione si tratta di un reparto di ginecologia e Maternità: trenta/quaranta posti letto, tutte camere molto spaziose, con quattro/cinque pl. e servizi. Un reparto di chirurgia, della stessa dimensione, camere con servizi. Ai reparti bisogna aggiungere il blocco servizi, il blocco sale operatorie e sale parto. Le caratteristiche della costruzione sono gli spazi ampi, la luminosità degli ambienti, la vivacità dei colori, la scelta dei materiali di alta qualità, per gli infissi, i pavimenti e tutti materiali usati, dai tetti ai rivestimenti. Il giorno dell’inaugurazione ho accompagnato il rappresentate della Diocesi che ha benedetto ogni ambiente, mentre p. Emilio, direttore del complesso, al microfono spiegava la destinazione dei diversi spazzi. Il prelato non faceva altro che  ripetere, con un sorriso di soddisfatto, un solo commento:  bello, bello,  molto bello!

In pomeriggio è arrivato il rappresentante del Ministero della Salute. Anche lui ha fatto una visita in tutti gli ambienti e ha commentato: questo ospedale segue gli standards europei. Non sapevo che ci fosse un ospedale cosi bello a Karungu. La complessità del progetto è dovuta alle numerose attività che lo compongono. Il Titolo: “Programma di lotta all’HIV/AIDS e di educazione igienico sanitaria di base” è molto sintetico. Ho come obiettivo generale : migliorare la salute riproduttiva delle donne nel distretto di Migori, con la realizzazione del reparto; come obiettivo specifico: rafforzare la partecipazione della popolazione nella lotta all’HIV/AIDS con la istituzione di un Centro di Prevenzione Formazione(CPF). Se è facile comprendere cosa vuol dire costruire due reparti ospedalieri con i rispettivi servizi, forse è meno scontato capire in cosa consistano tutte le attività connesse al Centro di Prevenzione e Formazione, ma proprio questo aspetto è quello che caratterizza l’impegno. Qui non posso che fare un elenco di tematiche che serve ad avere qualche idea della dimensione delle attività svolte, che riassumo dalla relazione che abbiamo presentato al Ministero degli Affari Esteri. I dati sono di un anno, da dicembre 2008- nov. 2009, e sono attività che implementano iniziative esistenti o di  nuove attività:

  1. Formazione del personale sanitario, tramite i medici dell’Università Gemelli di Roma;
  2. Implementazione della PMTCT presso il reparto di M&G; assistenza prenatale alle gestanti: 600 donne istruite, 368 testate, 60 inserite nel programma PMTCT.
  3. Mobile clinic: 278 gestanti visitate e testate, 46 inserite nel programma, 1.247 bambini contattati e vaccinati.
  4. Programma di informazione ed educazione in ospedale per tutte le donne ;
  5. Potenziamento del VCT: 1.592 pazienti hanno avuto consulenza e sono stati testati, 663 inseriti nel programma di cure. Mobile clinic: 865 testati, 23 sono stati inseriti in trattamento.
  6. Implementazione dei programmi di prevenzione, educazione e sensibilizzazione sul territorio distrettuale: 42 scuole contattate, 13.253 studenti hanno partecipato ai corsi: L’altro gruppo 451 scuole contattate,  con 204.756 studenti, 727 gruppi di educatori.
  7. Rafforzamento delle persone sieropositive o malate di HIV/AIDS per il coinvolgimento nella lotta per la prevenzione: formazione di gruppi di lavoro di malati, attività di networking per le persone sieropositive o malate di AIDS.
  8. Assistenza sanitaria a domicilio: 548 donne contattate e assistite.

Questi paragrafi del progetto danno un’idea del volume di lavoro e della varietà delle iniziative che tendono a fare dell’ospedale non solo un punto di riferimento di attività sanitarie, ma anche un motore di iniziative che si riversano fuori dell’ospedale. Andando sul territorio si crea una cerchia di attività i cui benefici sono quelli di arrivare a una cerchia più ampia di popolazione, educarli alla salute e togliere dall’isolamento l’ospedale. Le numerose attività esterne all’ospedale che coinvolgono gli abitanti del territorio sono certamente un lavoro impegnativo, non dispersivo, che ha un ruolo di grandissima importanza. Il popolo tenderà sempre di più a considerare l’ospedale come “il loro ospedale“: Le attività sanitarie e scolastiche, con i dovuti tempi, inciderà nella condizione della gente, porterà sviluppo sociale, culturale e sanitario. I Camilliani faranno parte del tessuto politico e culturale del distretto che avranno contribuito a  trasformare e far  progredire.phoca_thumb_l_inaugurazione3