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Il Natale solidale di Salute e Sviluppo

Il periodo Natalizio è alle porte, ma le iniziative del 2023 non sono ancora terminate e il modo per continuare a sostenerci c’è: il 28 novembre si terrà l’annuale mercatino presso la Sede espositiva del CRAL degli Operatori Socio Sanitari del Rhodense, con una vasta scelta tra oggettistica natalizia e accessori per la casa, tutti realizzati a mano e con tanto amore e fantasia dai nostri volontari.

Sarà l’occasione ideale per sostenere le nostre iniziative e per scoprire il mondo di Salute e Sviluppo che ogni anno si arricchisce di nuove attività. Sarà facile scoprirle tutte grazie al calendario 2024 di Salute e Sviluppo: 12 coloratissimi mesi ognuno dedicato ad uno dei progetti che durante il 2023 abbiamo inaugurato e seguito.

Non mancheranno, inoltre, le nostre iconiche matite con in cima i semi di calendula: un simbolo della solidarietà che può sempre fiorire grazie a progetti di sviluppo sostenibile e al continuo impegno. Tutti i ricavati di questa giornata saranno destinati alle nostre missioni in Repubblica Centrafricana e Burkina Faso, due dei paesi più poveri del mondo, che costantemente richiedono cure e attenzioni.

Noi abbiamo la voglia di portare avanti la nostra mission fondamentale: migliorare le condizioni di vita di tutti coloro che sono in maggiore difficoltà! Possiamo farlo grazie all’aiuto dei nostri volontari e alla generosità di tutti coloro che hanno deciso e decideranno di avvicinarsi alla nostra causa.

Se vuoi sostenerci anche tu vienici a trovare a Rho o altrimenti scrivici alla mail info@salutesviluppo.it o sui nostri canali social, saremo sempre felici di poterti rispondere e accoglierti nel mondo di Salute e Sviluppo!

25 anni dalla fondazione di Salute e Sviluppo (09 settembre 1996 – 09 settembre 2021)

Vorrei invitarvi a fare con me un bellissimo viaggio virtuale intorno al mondo per festeggiare insieme i 25 anni di vita di Salute e Sviluppo. Non preoccupatevi per il costo, pago io per tutti, dato che è un viaggio virtuale. Possiamo visitare molti paesi, anche se non posso ricordarli tutti perché l’elenco sarebbe prolisso. Allacciate le cinture e partiamo subito da Torino, dove Salute e Sviluppo è nata 25 anni fa, dalla fantasia di p. Efisio Locci, il 9 settembre 1996, l’idea era “andate nel mondo e curate i malati”.

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Aiutiamo le nostre missioni

La storia delle missioni camilliane è ormai una storia secolare. I religiosi dell’Ordine nel suo primo secolo di vita, il XVII secolo, erano impegnati soprattutto in Italia dove non mancavano situazioni drammatiche con le ripetute epidemie e pestilenze in cui i camilliani diedero spesso testimonianza di eroica carità. Una fra tutte la celebre peste a Milano del 1630, di manzoniana memoria, dove morirono “martiri della carità” oltre 25 religiosi, ma anche all’estero i camilliani venivano chiamati a portare soccorso ai feriti nelle numerose e sanguinose guerre che imperversavano in tutta l’Europa (campagna di Ungheria nel 1595, nella guerra dei Trent’anni nel 1627, in Spagna e in Portogallo). Non a torto i crociferi camilliani sono stati riconosciuti come i precursori della Croce Rossa Internazionale.

Interventi nei paesi lontani in una forma più stabile iniziarono a partire dal 1710 con le prime fondazioni dell’America Latina a Lima in Perù cui seguirono centri in Bolivia, Equador, Colombia, Cile, Messico. A partire dalla fine del settecento, in pochi decenni, prima per le leggi autonomistiche di Giuseppe II poi per le radicali soppressioni napoleoniche l’Ordine camilliano parve giungere all’estinzione. Passata la bufera napoleonica lentamente l’Ordine si riprese e ricominciarono anche le partenze per le nuove missioni. Nel 1867 i primi camilliani, guidati dal padre Stanislao Carcereri partirono per il Sudan al fianco del padre, oggi santo, Daniele Comboni. Purtroppo quella prima spedizione ebbe vita breve e bisognerà aspettare quasi un secolo per vedere nuove spedizioni missionarie in Africa e negli altri continenti. Ad oggi i missionari camilliani sono presenti in numerosi paesi di tutti e cinque i continenti (Italia, Francia, Spagna, Austria, Germania, Irlanda, Georgia, Armenia, Brasile, Argentina, Cile, Perù, Colombia, Ecuador, Messico, America del Nord, Burkina Faso, Benin, Repubblica Centroafricana, Costa d’Avorio, Kenia, Uganda, Tanzania, Haiti, India, Filippine, Taiwan, Vietnam, Tailandia, Indonesia, Pakistan).

In questa lunga storia si inserisce nel 1996 Salute e Sviluppo (SeS) con la presidenza di padre Efisio Locci. Nata per volere del Superiore Generale Frank Monks e Consulta dell’Ordine in attuazione di una decisione del Capitolo Generale si costituisce come una Organizzazione Non Governativa per supportare le attività dei religiosi camilliani che operano come suoi partner locali nei paesi in via di sviluppo. L’obiettivo è migliorare le condizioni sanitarie di quelle popolazioni e contribuire alla loro crescita ed autonomia. Da allora Salute e Sviluppo è una delle colonne portanti delle missioni camilliane.

I progetti di cooperazione di SeS intervengono principalmente nell’ambito socio-sanitario e del settore dello sviluppo umano, costruendo ospedali, scuole e acquedotti ed implementando la produzione alimentare e zootecnica. Tutti gli interventi sono finalizzati ad ottenere la propria sostenibilità e sono caratterizzati da un approccio altamente formativo della popolazione locale.

I progetti già realizzati e conclusi con il contributo di Salute e Sviluppo sono ormai oltre un centinaio dai più piccoli del valore di qualche migliaio di euro ai più grandi che superano il milione di euro. La Provvidenza di Dio, attraverso i più diversi donatori, pubblici e privati è stata davvero grande e non si finirà mai di ringraziare.

Vogliamo ricordare alcuni dei progetti attualmente in corso di realizzazione. Essi si concentrano sulle situazioni di emergenza in Africa Occidentale, Africa Centrale ed Asia.

In Repubblica Centrafricana le iniziative hanno come obiettivo il miglioramento delle condizioni socio-sanitarie dell’area di Bossemptélé, Diocesi di Bouar. Un esempio è il progetto “Rafforzamento dei servizi sanitari dell’ospedale Giovanni Paolo II, gestito dai Religiosi Camilliani di Bossemptélé, che intende migliorare l’accesso ai servizi sanitari per la popolazione vulnerabile ed aumentare la sua capacità di raggiungere i villaggi limitrofi con un servizio di clinica mobile e assistenza domiciliare. L’ospedale è stato potenziato con la fornitura di medicinali, strumentazione medica, apparecchiature biomedicali ed una maggiore erogazione di servizi. Il personale sanitario è stato invece formato in ambito ortopedico, pediatrico, farmaceutico e per il laboratorio analisi. Grazie a questo intervento, 4300 persone di cui 1250 bambini possono usufruire ora dei servizi ospedalieri e di visite mediche.

In Africa Occidentale, in Burkina Faso, per migliorare lo sviluppo socio-economico dell’area di Tenkodogo, sono stati avviati due progetti innovativi. Il progetto “L’Oro di Bagrè” per incrementare la coltivazione, produzione e commercializzazione del riso e il progetto “Latte sano” per Tenkodogò, nella provincia di Boulgou, dove la soglia di povertà registra un indice pari al 55,1% e presenta gravi limiti di accesso ai servizi sanitari di base, all’istruzione, all’acqua potabile, alla capacità di generare reddito. Con queste iniziative, sono state migliorate le tecniche di produzione e produttività del riso, facilitandone l’accesso alla popolazione dell’area e sopperendo al bisogno alimentare della zona. L’agricoltura tradizionale è stata trasformata in una agricoltura moderna, fornendo strumenti agricoli innovativi e una formazione tecnico-professionale adeguata.

Dopo aver costruito tante strutture sanitarie nei paesi in via di sviluppo e aver contribuito in modo significativo alla loro crescita, ora più che negli anni passati Salute e Sviluppo viene interpellata dai nostri missionari per aiutare a i malati più poveri che non riescono a pagare integralmente le prestazioni erogate dalle strutture sanitarie.  Mi riferisco in particolare agli ospedali nei paesi più poveri del mondo, come quelli nella Repubblica Centroafricana, nel Burkina Faso, nel Benin, nella Costa d’Avorio senza dimenticare quelli in Kenya, in Armenia, in Georgia, ecc…

A questo proposito Salute e Sviluppo intende istituire il Fondo AMOC Missioni Camilliane dedicato a questo scopo. La sigla AMOC sta per Assicurazione Malati Opere Camilliane in quanto il fondo sarà erogato come rimborso delle spese sanitarie dei malati bisognosi che si affideranno alle cure nelle strutture sanitarie camilliane e si iscriveranno all’AMOC. Chiediamo a tutti i lettori di  Salute e Sviluppo di voler contribuire ad alimentare questo fondo il cui utilizzo sarà reso pubblico sul sito web di Salute e Sviluppo. Le offerte ricevute potranno beneficiare delle detrazioni fiscali di legge.

Confidiamo che, tramite questa nuova iniziativa, la Provvidenza di Dio continuerà ad aiutarci. (P. Felice de Miranda)

AIUTACI AD AIUTARE

Salute e Sviluppo ONG

Al fianco dei Camilliani nel mondo

Piazza della Maddalena, 53 – 00186 Roma

Tel. 0689982151/52/53/54

email: info@salutesviluppo.org

IBAN  IT 62G02 00805 18100 04003 21240 (Unicredit)

oppure

IBAN IT17 X076 0103 2000 0002 6485 086 (BancoPosta)

Causale: donazione per Fondo AMOC Missioni Camilliane

L’emozione della missione: Mariella

Mariella, ci racconti come ti sei avvicinata al mondo della cooperazione internazionale e del terzo settore?

Al termine dei miei studi superiori in Sardegna, mi sono trasferita a Forlì per continuare la mia formazione. Sono sempre stata interessata a ciò che accadeva nel panorama internazionale e ho scelto così di frequentare il corso di laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche. Durante gli ultimi anni del mio percorso universitario mi sono specializzata nel tema dei diritti umani, discutendo una tesi sulla diversa reazione della comunità internazionale rispetto ai casi del Kossovo e della Cecenia.
Successivamente, mi sono trasferita a Roma per frequentare un master in Tutela internazionale dei diritti umani, svolgendo un periodo di stage presso il Ministero degli Affari Esteri. Durante questa esperienza mi sono avvicinata al mondo delle Organizzazioni Non Governative e vedendone l’operato il mio interesse per il mondo del terzo settore è diventato più forte.
In seguito, ho conseguito un altro master in Project Manager della cooperazione internazionale e durante l’esperienza di stage sono entrata in contatto con Salute e Sviluppo, dove – dopo una parentesi professionale in Spagna – ho iniziato a lavorare stabilmente.

Di cosa ti occupi a Salute e Sviluppo?

Mi sono fin da subito occupata di progettazione e gestione dei progetti, dal 2013 mi occupo anche dell’amministrazione generale di SeS.

Cosa ti è piaciuto di Salute e Sviluppo come organizzazione?

Salute e Sviluppo mi è piaciuta subito sia per l’ambiente lavorativo stimolante e socievole nell’ufficio a Roma, sia per la tipologia di progetti.. sono continuativi nel tempo.
Spesso, una volta ultimato un progetto, manca un controllo successivo sul territorio. La sostenibilità nel tempo dei progetti di Salute e Sviluppo è invece garantita dal fatto che si avvale del supporto e affiancamento dei Camilliani nei vari paesi d’intervento, che – a prescindere dalla durata del progetto – saranno sempre presenti sul territorio per la loro missione, ovvero il sostegno sanitario alle fasce più vulnerabili della popolazione. Con SeS riusciamo a migliorare i loro servizi ospedalieri o costruirne dei nuovi.
Inoltre, apprezzo fortemente lo scambio multiculturale e inter-religioso. Ho osservato durante le missioni come al fianco dei missionari lavorino persone che spesso professano una religione differente. Vi è molto rispetto e stima reciproca, oltre che piena collaborazione.

Cosa ti ha spinta a scegliere di partire per le varie missioni?

Come detto prima, la mia passione per il terzo settore nasce durante il mio percorso universitario, dove mi sono avvicinata a materie che si occupavano di diritti umani. Il passaggio poi è stato naturale: dopo essermi occupata di difesa dei diritti umani, di burocrazia ministeriale, ho capito che avevo bisogno di qualcosa di più. Sentivo l’esigenza di vedere concretamente il lavoro sul campo, conoscere i beneficiari, vedere l’attivazione dei servizi. Posso sintetizzare che i miei occhi avevano bisogno di vedere realizzato ciò che progettavo sulla carta.

Cosa ti emoziona del tuo lavoro?

Mi emoziona vedere il nascere e il concludersi di qualcosa: poter partire in loco e vedere uno spazio in cui non vi è nulla… ritornarci e poterne osservare la trasformazione. Ad esempio, in una delle mie prime missioni, in Benin, mi sono emozionata vedendo – dopo più di un anno dall’inizio del progetto – come un terreno arido e isolato si fosse trasformato in un ospedale.. come funzionasse correttamente e fosse diventato anche centro di aggregazione.
E’ stupendo riscontrare come i progetti di Salute e Sviluppo, grandi o piccoli che siano, impattino concretamente sulla vita dei beneficiari, trasformandola e migliorandola.

Parti per Paesi in cui le condizioni che trovi non sono delle più facili.. E’ faticoso per te?

Sicuramente occorre avere un grande spirito di adattamento. Serve sia per le condizioni di vita quotidiana, sia per le situazioni di solitudine che talvolta bisogna affrontare.
Mi spiego meglio.. quando si parte in missione non si trascorre la maggior parte del tempo in una grande città, dove si ha modo di incontrare cooperanti o persone che svolgono lavori in diversi settori provenienti da Paesi di tutto il mondo. La permanenza nella capitale dura di solito solo qualche giorno. È un momento di passaggio prima di immergermi a 360 gradi nel vero contesto locale.
I nostri progetti si trovano soprattutto nelle aree più fragili e isolate di un Paese.. di conseguenza ci si ritrova in villaggi in cui difficilmente vi sono altri “espatriati” e/o non vi è la sicurezza per poter uscire da soli.

Qual è l’aspetto che ti piace delle missioni?

Senza dubbio l’incontro con la popolazione locale. Nelle grandi città sono abituati all’arrivo e alla presenza di personale straniero, vi è più movimento. Nei piccoli villaggi, che non hanno relazioni con l’esterno, le persone sono accoglienti, gioiose. i bambini sono curiosi, ospitali, vogliono toccarti, chiacchierare e giocare con te.. tutti si salutano, ma soprattutto si sente un forte spirito di comunità in cui tutti si conoscono. È veramente sorprendente sentire questo calore umano.

Qual è il Paese in cui hai trovato difficoltà?

Credo la Repubblica Centroafricana. È uno dei Paesi più poveri al mondo, in cui la difficoltà principale è la mancanza di mezzi per poter lavorare, ma è anche il Paese che più mi è rimasto nel cuore.
Mentre in Burkina Faso oggi vi è un grosso problema di sicurezza. Rispetto alle mie prime missioni, dal 2010 ad oggi ho visto un notevole cambiamento nel Paese: da veramente tranquillo a piuttosto pericoloso per via degli attentati terroristici che dal 2016 colpiscono talvolta la capitale e soprattutto la zona nord ed est della nazione.

Per quanto riguarda gli altri continenti?

Ho svolto missioni in Perù e in Vietnam.
In entrambi i casi mi ha impressionato la stretta convivenza tra standard di vita elevati e la povertà anche più evidente rispetto ad alcuni Paesi dell’Africa. Ad esempio, a Lima, in Perù, questa diversità risalta in maniera prepotente: da un angolo all’altro dello stesso quartiere lo scenario che si incontra cambia completamente.
Anche l’esperienza in Vietnam è stata forte: si passa da metropoli sviluppate e turistiche come Hoc Chi Minh a villaggi nel sud del Paese in cui la povertà è estremamente elevata.

 

 

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